FABER FORMAZIONE | Approfondimenti Scientifici a carattere Divulgativo – Formativo | Oncologia Veterinaria – n. 3
Autore: Dott.ssa Carmit Chalfon – DVM, GPCert (Oncology), Dipl. ECVIM-CA (Oncology), EBVS European Specialist in Small Animal Oncology.
La manipolazione dei farmaci chemioterapici citotossici è considerata un rischio per la salute occupazionale secondo il National Institute for Occupational Safety and Health, poiché questi agenti sono mutageni, cancerogeni, teratogeni, abortivi e associati a un aumento del rischio di natimortalità.
Le strutture veterinarie devono essere consapevoli delle normative vigenti, in continuo aggiornamento, e assicurarsi che solo personale adeguatamente formato gestisca tali farmaci o i pazienti che li ricevono. È essenziale informare i proprietari sugli eventuali rischi, soprattutto per donne in gravidanza o in allattamento e bambini piccoli.
Dispositivi di Protezione Individuale (DPI)
Gli operatori che somministrano farmaci chemioterapici, così come gli assistenti addetti al contenimento degli animali, devono indossare:
- Guanti in lattice senza polvere
- Occhiali protettivi o maschera facciale
- Maschera per la protezione delle vie respiratorie
- Grembiule a bassa permeabilità, privo di lanugine, chiuso frontalmente, con polsini elastici.
Le siringhe e i set da infusione utilizzati per la somministrazione devono essere dotati di raccordi Luer-lock, al fine di garantire la massima sicurezza durante l’uso.
In caso di fuoriuscite accidentali o durante la pulizia di rifiuti animali contaminati, è obbligatorio indossare gli appositi DPI.
Al termine del trattamento chemioterapico, tutti i materiali monouso come guanti, deflussori, maschere, grembiuli e siringhe devono essere inseriti in un sacchetto di plastica sigillato e smaltiti in contenitori appositi per rifiuti chemioterapici, chiaramente etichettati.
Gli aghi contaminati devono essere eliminati in contenitori rigidi e resistenti alla perforazione.
I rifiuti contenenti chemioterapici devono essere smaltiti tramite incenerimento oppure conferiti a discariche autorizzate per rifiuti tossici. Il metodo più sicuro per assicurare uno smaltimento corretto è affidarsi a ditte specializzate nel ritiro di questi materiali.
Infine, dopo aver rimosso i guanti, è fondamentale lavarsi accuratamente le mani.
Area di Lavoro e Somministrazione dei Farmaci
La chemioterapia deve essere conservata, preparata e somministrata in aree chiaramente segnalate, dedicate esclusivamente a tali attività e accessibili solo a personale autorizzato. In questi spazi è vietato consumare cibi o bevande, fumare o applicare cosmetici.
Le zone destinate alla preparazione e somministrazione dei chemioterapici devono essere segnalate con cartelli che vietano l’accesso al personale non autorizzato.
La preparazione deve avvenire preferibilmente in una cappa biologica di sicurezza di classe II, tipo B2, con flusso laminare discendente e ventilazione esterna HEPA. È consigliato l’uso di sistemi chiusi di trasferimento, per ridurre l’esposizione ambientale e il rischio di incidenti.
Tutti i materiali necessari per la somministrazione devono essere preparati e pronti all’uso prima di iniziare l’infusione.
La somministrazione della chemioterapia deve avvenire in un’area della struttura poco trafficata. Nell’area devono essere chiaramente visibili le procedure da seguire in caso di spandimenti accidentali o contatti con la pelle o gli occhi.
La somministrazione dei chemioterapici negli ospedali veterinari deve essere effettuata esclusivamente da personale adeguatamente formato, a causa dei significativi rischi associati a fuoriuscite accidentali e sovradosaggio.
A causa dei rischi riproduttivi derivanti dall’esposizione ai farmaci chemioterapici, le donne in gravidanza e gli operatori (sia uomini che donne) che desiderano procreare devono essere esclusi dalla somministrazione di questi agenti.
I farmaci orali devono essere somministrati intatti, evitando la frantumazione delle compresse o l’apertura delle capsule, al fine di prevenire dosaggi imprecisi e contaminazioni ambientali.
Per la chemioterapia endovenosa, la somministrazione dei farmaci deve avvenire esclusivamente tramite un catetere endovenoso, evitando l’impiego di siringhe o aghi a farfalla per iniezioni dirette in vena.
Il catetere deve essere inserito al primo tentativo, e, in caso di insuccesso, si devono utilizzare vene differenti o punti distanti dal sito di inserimento errato.
Una volta posizionato, il catetere deve essere verificato per garantirne la pervietà mediante infusione di soluzione fisiologica, e si consiglia di effettuare un lavaggio con soluzione fisiologica sterile dopo ogni somministrazione per evitare interazioni con eparina o conservanti.
Un’attenzione particolare deve essere prestata al carboplatino, poiché, in soluzione fisiologica, può trasformarsi in cisplatino, che è altamente tossico e fatale per i gatti.
Le pompe infusionali devono essere limitate alle infusioni prolungate (es. Gemcitabina). Contenzione farmacologica va utilizzata se necessaria per la sicurezza del paziente e del personale.
Gestione delle Fuoriuscite e Contaminazione
I farmaci chemioterapici comunemente utilizzati in medicina veterinaria, come vincristina, vinblastina, actinomicina D e doxorubicina, sono vescicanti e possono causare gravi danni tissutali, inclusi irritazioni e cellulite necrotizzante, in caso di fuoriuscita extravasale.
La doxorubicina, in particolare, è associata a necrosi tissutale grave nelle aree perivascolari, con danni che si manifestano entro 7–10 giorni dallo spandimento del farmaco.
Sebbene la prevenzione rappresenti la strategia più efficace per evitare le fuoriuscite, è fondamentale che il personale sia adeguatamente preparato ad agire prontamente in caso di evento.
Se si verifica una fuoriuscita, l’infusione del farmaco deve essere interrotta immediatamente, mantenendo il catetere in posizione e cercando di aspirare la quantità di farmaco fuoriuscito.
Nel caso di vincristina e vinblastina, si raccomanda la somministrazione sottocutanea di ialuronidasi, nell’area interessata, seguita dall’applicazione di compresse riscaldate.
In caso di fuoriuscita di doxorubicina o actinomicina D, è consigliato applicare compresse ghiacciate sull’area ogni 6 ore per le prime 72 ore, evitando qualsiasi tentativo di infiltrare o diluire il farmaco.
Per prevenire l’autotraumatismo, è indicato l’uso di un collare di Elisabetta o di altri dispositivi di protezione.
In presenza di necrosi tissutale grave, potrebbe essere necessario un intervento chirurgico.
La somministrazione endovenosa di dexrazosano, utilizzata nell’uomo, è riportata anche in medicina veterinaria per trattare l’extravasazione di antracicline.
In caso di contaminazione ambientale, non esiste un detergente universale: una soluzione di ipoclorito di sodio (candeggina), detergente forte e acqua si sono dimostrati efficaci per la decontaminazione, mentre l’alcol non è idoneo, poiché potrebbe favorire la dispersione del farmaco.
In conclusione, il numero di veterinari che somministrano chemioterapia ai propri pazienti oncologici continua a crescere. Sebbene la chemioterapia rappresenti una valida opzione terapeutica, è fondamentale che venga effettuata con attenzione, seguendo rigorosi protocolli di sicurezza per proteggere sia i pazienti che il personale.
Con la giusta preparazione e consapevolezza dei rischi, è possibile somministrare i chemioterapici in sicurezza, minimizzando i pericoli.